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Quando ti prendi cura di qualcuno,
chi si prende cura di te?

Prendersi cura di un familiare fragile può diventare, nel tempo, emotivamente molto impegnativo. Un supporto psicologico può aiutare a riconoscere il proprio carico e trovare modalità più sostenibili per affrontarlo.

Forse ti riconosci in qualcosa di questo

Molti caregiver arrivano a chiedere aiuto non perché non sappiano prendersi cura del proprio familiare, ma perché da tempo stanno sostenendo un carico emotivo e assistenziale importante, spesso senza un luogo in cui poter dire davvero come stanno.

“Devo esserci sempre.” Anche quando sei stanco, preoccupato o avresti bisogno di fermarti.
“Se penso a me mi sento in colpa.” Come se prenderti uno spazio significasse lasciare solo chi ami.
“Non riconosco più il rapporto di prima.” La malattia, la fragilità o i cambiamenti cognitivi possono modificare ruoli e relazione.
“Nessuno capisce davvero quanto pesa.” Fuori può sembrare tutto sotto controllo; dentro, invece, la fatica può essere continua.

Il problema non è essere “abbastanza forti”

Quando ci si prende cura di qualcuno per mesi o anni, la stanchezza non è un fallimento personale. È spesso la conseguenza di responsabilità prolungate, decisioni difficili, preoccupazioni e cambiamenti che richiedono un adattamento continuo.

Il sostegno psicologico può aiutare caregiver e familiari a distinguere ciò che dipende dal carico reale da ciò che viene amplificato dal senso di colpa, da aspettative difficili da sostenere o dalla convinzione di dover fare tutto da soli.

Non si tratta di imparare a volere meno bene. Si tratta di trovare un modo di esserci per l’altro senza consumarsi completamente nel ruolo di caregiver.

Quando cambiano memoria, comportamento e autonomia

Quando un familiare presenta difficoltà cognitive, demenza, perdita di autonomia o cambiamenti nel comportamento, non cambia soltanto la sua quotidianità: cambia anche il modo in cui la famiglia comunica, decide e si organizza.

La mia formazione in neuropsicologia permette di leggere il carico del caregiver tenendo conto anche dei cambiamenti cognitivi della persona assistita. Questo può aiutare a comprendere meglio alcune reazioni, ridurre incomprensioni e calibrare aspettative più realistiche nella vita di tutti i giorni.

Cosa può offrirti un primo colloquio

Il primo incontro non serve a “convincerti” a iniziare un percorso. Serve a capire cosa stai vivendo, quanto questa situazione sta incidendo su di te e se uno spazio psicologico può esserti utile in questo momento.

Può essere già l’occasione per mettere ordine tra responsabilità, emozioni, limiti e bisogni che spesso, nella quotidianità, restano tutti mescolati.

Non devi aspettare di essere esausto per chiedere uno spazio per te.

Ricevo a Foggia presso Medigit, Via Napoli 6, oppure online. Il primo colloquio può essere semplicemente il punto da cui iniziare a fare un po’ di chiarezza.

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